Gli errori dei ciclisti e quelli (tanti) di Palazzo Vecchio

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i vostri articoli apparsi Domenica 3 Gennaio riguardo al comportamento scorretto dei ciclisti riflettono un’opinione molto diffusa. Altrettanto diffuso ci sembra però che non venga notato quanto sia frequente il mancato  rispetto delle regole anche da parte di chi si muove  con mezzi a motore (uso del cellulare, sosta in doppia fila o dove è vietato, eccesso di velocità, ecc.) le cui conseguenze possono essere ben più gravi.
La nostra associazione, che promuove  il rispetto delle regole anche tramite iniziative concrete come la campagna BICI LUCENTI da noi svolta per due anni insieme alle associazioni Gabriele Borgogni e Lorenzo Guarnieri distribuendo centinaia di kit di luci e di decaloghi del ciclista, ha più volte chiesto all’Amministrazione Comunale di attuare un programma di generale rieducazione stradale.
Ha anche chiesto fino dalla sua fondazione quasi 20 anni la costruzione di una rete di piste ciclabili a Firenze per favorire una mobilità che occupa pochissimo spazio, non inquina e permette di fare giornalmente quell’attività motoria indispensabile per mantenersi in salute, ma le varie Amministrazioni hanno invece scelto la mobilità a motore  intasando così le strade e rendendole sempre più invivibili e insalubri.
Anche per non voler sacrificare qualche posto auto, oltre che per i pochi fondi stanziati negli anni, a Firenze non esiste una rete ma una serie di monconi di piste ciclabili più o meno lunghi a di fuori dei quali il ciclista cittadino deve arrangiarsi affrontando il traffico o contendendo lo spazio ai pedoni o creandosi piste “fai da te” per evitare per esempio i giri dell’oca dovuti ai sensi unici istituiti per riservare quasi metà della carreggiata alla sosta.
Scarso interesse verso la mobilità ciclistica che continua anche con la presente Amministrazione, impegnata soprattutto nella costruzione della tramvia e nell’incentivazione della mobilità elettrica, che per inciso spesso si serve di energia ottenuta bruciando carburanti con i relativi danni all’ambiente e in più non contrasta la sedentarietà che è origine di tante malattie.
Non c’è a Firenze un piano dettagliato per la mobilità ciclistica che preveda fra l’altro la collocazione delle rastrelliere dove sono effettivamente necessarie, come non c’è una pulizia regolare delle rastrelliere esistenti, e non c’è neanche un Ufficio Bici, come invece esiste in tante altre città che hanno scommesso su questo mezzo.
Un esempio per tutti: da 4 mesi la nostra associazione chiede all’Assessorato alla Mobilità di prevedere un percorso alternativo per l’interruzione della pista ciclabile di Lungarno Ferrucci, che durerà ancora per mesi, e nulla è stato fatto probabilmente per non sacrificare qualche posto auto….
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Il Corriere Fiorentino 7 Gennaio 2016
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Il Corriere Fiorentino 3 Gennaio 2016