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Firenze, mercoledì 20 Dicembre 2006 -
La pista ciclopedonale che collega Piazza Vittorio
Veneto con il Ponte alla Carraia, attraverso il
Lungarno Amerigo Vespucci,
annunciata a Maggio dal Vicesindaco (e Assessore
alla Mobilità) Giuseppe Matulli, e
completata agli inizi di Settembre di quest'anno,
è stata, sin dagli inizi, una delle
realizzazioni più criticate dai ciclisti (e
non solo) fiorentini.
Segue un breve tratto su sede propria, delimitato da un cordolo in cemento.
Prima del lungarno, un altro attraversamento ciclopedonale, in corrispondenza della porta telematica. E qui troviamo il primo intoppo: una macchina occupa la parte riservata alle biciclette. Per fortuna il ribassamento del marciapiede è abbastanza largo!
Ecco di fronte a noi Firenze vista dall'Arno, patrimonio dell'umanità per l'UNESCO (come ci ricorda il cartello...). E nel patrimonio dell'umanità c'è anche la coabitazione coatta tra pedoni e ciclisti su un marciapiede piuttosto stretto. Per fortuna che oggi fa freddo e tira vento, e gente a giro ce n'è poca. ![]() ![]()
Dopo un centinaio di metri, siamo finalmente in vista del Consolato degli Stati Uniti d'America. In questo tratto si registra una delle più piacevoli sorprese: dopo anni in cui i paletti prima, le fioriere "corazzate" poi, avevano reso la vita dei ciclisti (e dei pedoni) assai ardua, alcuni dei dissuasori sono stati spostati. Si può infatti notare come, sul marciapiede lungo l'Arno sia stato creato un varco sufficiente al passaggio delle bici. Ma il meglio viene dopo...
... perché, una volta superate le barriere, uno scivolo consente alle bici d'attraversare il suolo americano lungo una pista delimitata da una semplice striscia bianca (soluzione a basso costo che noi da anni chiediamo sia adottata dall'Amministrazione Comunale). Va reso merito alle autorità statunitensi per aver riaperto questo importante tratto dei lungarni ad una migliore fruibilità da parte dei cittadini. Certo il passaggio da marciapiede a sede stradale non va affrontato a velocità eccessiva... ![]()
I pedoni sul marciapiede, le biciclette in strada, e nessuna auto in vista: un vero paradiso!
Purtroppo, una volta giunti all'altra estremità della "zona rossa", notiamo con disappunto come l'accesso al successivo tratto di pista ciclabile sia reso difficoltoso da una fioriera corazzata, la cui cornice sporge pericolosamente, lasciando uno spazio appena sufficiente al passaggio di un ciclista a bassa velocità. Magari ci potevano lasciare una decina di centimetri in più. ![]()
Un rapido sguardo alle nostre spalle, ed è già ora di proseguire, su un bel tratto in sede propria, protetto dalle auto incombenti grazie ad un pesante cordolo in cemento. ![]() ![]()
Giunti al semaforo, sorge un dubbio: attraversiamo con le auto o con i pedoni? Noi abbiamo optato per la seconda ipotesi. Un suggerimento: aggiungere al semaforo anche l'indicatore per il passaggio delle biciclette. ![]()
Attraversiamo, ed è con gioia che ritroviamo un altro tratto su sede propria e protetta. Inoltre ci accoglie un segnale che c'informa come stiamo percorrendo l'itinerario C1. Altro suggerimento: non cercate di leggere il cartello in corsa... ![]() ![]()
La nostra gioia è di breve durata: innanzi a noi si para il tratto più contestato (e meno usato dai ciclisti) della nuova pista: un marciapiede, largo appena due metri che grazie al miracoloso balsamo bitumoso rosso, si è trasformato in un'autostrada pedociclabile a doppio senso (oppure priva di senso?). ![]() ![]() Ci è stato detto che la scelta di far andare le bici sul marciapiede è obbligata dalla scarsa larghezza della sede stradale. Vorremmo far notare come la sede stradale sia nel frattempo occupata da numerose auto in sosta, in barba al cartello di divieto. ![]()
Non abbiamo scelta: dobbiamo salire sul marciapiede e evitare di arrotare i passanti innocenti.
La gamma cromatica proposta dalla pista comprende anche il verde: sono le zone in corrispondenza delle fermate dell'autobus, nelle quali - immaginiamo - i ciclisti debbano prestare particolare attenzione ai pedoni. Per fortuna la vecchietta staziona fuori dall'area "protetta": possiamo dare sfogo al nostro istinto omicida!
Un'immagine simbolo della concezione che il Comune di Firenze ha della mobilità elementare. È proprio vero che ciclisti e pedoni fiorentini vedono rosso!
Stremati ma illesi (che è già tanto) siamo giunti al termine di questo viaggio: in Piazza Carlo Goldoni, dove inizia la pista ciclabile (quella sì in sede propria, anche se troppo spesso "espropriata" dalle auto in sosta selvaggia) del Lungarno Corsini. Di fronte ad uno degli incroci più pericolosi per noi ciclisti (come, e quando, andare dritti?) il viaggiatore di fronte a noi ha optato per la soluzione più prudente: andare a piedi! ![]()
Un'ultima chicca: in fondo al Ponte alla Carraia, in corrispondenza dell'immissione in Piazza Nazario Sauro, un mini-cartello sembrerebbe indicare ai soli ciclisti l'obbligo di svolta a sinistra (si sa, siamo un branco di comunisti arrabbiati). Al di là della poca chiarezza della segnaletica, ma se uno volesse andare dritto in via dei Serragli? (m.b.) |
